LA STAZIONE SENZA NOME

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Negli anni ’30 un gruppo di adolescenti attratti da un progetto comune, si ritrovano a condividere la propria vita e crescita interiore guidati da un’insegnante di disegno e pittura dai metodi totalmente fuori dagli schemi tradizionali. L’espressione artistica in tutte le sue sfaccettature influenzerà il loro modo di pensare, di vivere e di comportarsi, formerà rapporti solidali e puri che solo l’avvento del Fascismo e della Seconda Guerra Mondiale interromperà fisicamente, avviando ognuno alla propria vita. Ma l’esperienza vissuta, l’evento quasi leggendario che avevano creato, il vecchio casolare nel quale avevano inconsapevolmente costruito un’oasi impregnata di avanguardia artistica e di pensiero libero, consentirà loro, quasi casualmente, di ritrovarsi negli anni ’70 per passare il testimone a giovani che, come avevano fatto loro, inseguivano un sogno: l’emancipazione dai condizionamenti esterni. È un viaggio nella libera espressione, nel significato della vita e dei suoi valori attraverso tutte le forme artistiche, capaci di educare ai giusti valori e alla percezione delle priorità positive e costruttive.

Chisari Arnaldo Mario, italo-argentino figlio di migranti italiani nasce a Rosario, Argentina, nel 1959. Artista autodidatta e poliedrico frequenta la classe persona del maestro “Michelon” da cui studia le tecniche di rappresentazione del corpo umano, il ritratto e l’intarsio del legno con lo studio della luce. Frequenta il I anno dell’Università Nazionale di Rosario, studiando belli arti. Nel difficile periodo storico delle lotta per la democrazia dopo il lungo periodo di dittatura militare, si distingue per la sua attenzione al dramma dei desaparesidos e della repressione. Si interessa al surrealismo e alla sua metafisica, avvicinandosi alla scultura, trovando ispirazione nell’interesse per la tecnica tridimensionale in legno. Trasferendosi in Italia nel 2002, dopo un periodo di adattamento, nel 2005 riprende la pittura, utilizzando una tecnica materica, che trae fonti della scultura stessa e surrealista, ispirandosi alle opere d’arte di uno dei suoi riferimenti, il maestro Armodio. La sua prima opera italiana è “una scala per liberare la luna”, opera tecnica mista, collage a rilievo. Contemporaneamente ritorna alla sua scultura, con opere come “l’inizio” , la “sessualità”, “il ritratto delle mamma”, il “DNA pisano”, “lo zigote” e “la bandiera dell’umanità” dove l’impegno per i temi sociali da sempre sentiti dall’artista torna a farsi vivo. Con i suoi 6 metri di altezza, su una base di alabastro e acciaio, la bandiera viene issata a Pisa in data 2 ottobre 2011, durante l’anniversario del 150° dell’unità d’Italia e una replica in miniatura donata al Presidente della Repubblica Napolitano. Espone le sue opere in gallerie d’arte a Pisa, Firenze, Grosseto, Roma e Genova. Nel 2011 fonda il movimento culturale ”Il Radicismo” a Pisa e nella città Almira Amsterdam Olanda. Negli ultimi anni insegna a gruppi di ragazzi tecniche di disegno, in particolare centrate sul tema della creatività. Da una proposta per una piccola recita per bambini, nasce l’idea del libro intrecciando i significati di alcuni suoi  quadri con la storia narrata nel romanzo “La stazione senza nome”.

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